Fabio Di Paola

Caporetto: gli allarmi ignorati

29 Dicembre 2021 Storia 0

Caporetto è stata una sconfitta , anzi una disfatta, che ha lasciato profondi segni ed il cui nome è tutt’ora sinonimo di disastro.

Una tragedia che all’epoca fu presentata come un fulmine a cel sereno, una sorpresa tattica e strategica contro cui nulla potevano i comandi dell’epoca.

Ma in realtà la battaglia di Caporetto, con undicimila soldati italiani morti, ventinovemila feriti, quasi trecentomila prigionieri e oltre trecentomila profughi civili in fuga è stata una tragedia annunciata che, forse, si poteva evitare ed i cui effetti probabilmente potevano essere mitigati.

Annunciata perché da giorni, disertori austrotedeschi ed ungheresi, avevano raccontato ai comandi italiani che, dall’altra parte del fronte, era in preparazione una grande, grandissima offensiva. Ma gli alti comandi avevano continuarono a non crderci, certi che “l’esercito italiano era ben saldo nelle trincee” .

Faccio qui di seguito un breve riepilogo di alcuni degli “avvertimenti” che giunsero al comando Italiano: ripeto, sono solo alcuni.

Una delle “fortune” che aveva l’Italia era il numero di militari arruolati nell’esercito Austro-Ungarico ma che provenivano da etnie diverse e che quindi erano meno motivati e più portati alla diserzione. Diserzione che portava poi a rivelazioni sui movimenti di truppe e sui piani nemici se non addirttura alla consegna di documenti contenenti i piani stessi e la disposizione delle truppe Austro-Ungariche.

Già il 14 settembre si seppe che la Germania e l’Austria-Ungheria avevano chiuso le frontiere con la Svizzera, segno chiarissimo che si stava preparando qualche azione degna di nota per cui era necessario aumentare il livello di sicurezza e segretezza.

Sempre a Settembre (ovviamente del 1917)i servizi di spionaggio davano notizia di spostamenti di truppe austriache dal fronte orientale verso l’Italia, e di misteriose trattative fra il
Comando Supremo austriaco e quello tedesco.

Il 18 settembre l’Ufficio situazione del Comando Supremo annotò che dall’interrogatorio d’un aspirante del 27° reggimento di fanteria , che aveva disertato l’11 sull’altipiano d’Asiago, risultava l’intenzione del nemico di intraprendere quanto prima sull’Isonzo “una grande offensiva per ricacciare gli italiani al Tagliamento”.

In effetti il 22 settembre il quotidiano bollettino riservato dell’Ufficio situazione conteneva per la prima volta indicazioni decisamente allarmanti. Le voci circa l’arrivo in Italia di truppe germaniche si erano concretizzate, anche se, con visibile soddisfazione dell’Ufficio, la realtà risultava assai inferiore rispetto a quelle voci: informatori e disertori avevano parlato addirittura di 4 divisioni, mentre in realtà si trattava di appena 3 battaglioni, segnalati nel Trentino. Non si poteva però escludere che quei battaglioni fossero l’avanguardia di un’intera divisione da montagna, il famoso Alpenkorps.

Ce n’era abbastanza per spingere l’Ufficio a concludere, in modo del tutto insolito, che sembravano manifestarsi “intenzioni aggressive nel comando nemico”

Domenica 30 settembre le intercettazioni telefoniche rivelarono la presenza di militari tedeschi nella zona di Tolmino; lo stesso giorno un ufficiale austriaco, di nazionalità polacca, disertò e riferì dell’afflusso di truppe germaniche in vista di una grande offensiva che doveva partire proprio dalla testa di ponte.

Lo stesso giorno lo spionaggio italiano da Berna comunicò la “formazione di una nuova Armata” col numero XIV, destinata al fronte italiano.

Il 20 ottobre un tenente boemo si presentò al comando del IV Corpo d’armata con informazioni dettagliate sul piano d’attacco di von Below, che per lui sarebbe cominciato, forse, sei giorni dopo.

Il 21 ottobre due disertori rumeni informarono gli italiani che i loro ex camerati avrebbero attaccato presto prima a Caporetto e poi a Cividale del Friuli, specificando anche la preparazione di artiglieria che avrebbe preceduto l’attacco, ma i comandi italiani non ritennero affidabili le loro informazioni.

Quindi l’attacco tedesco ed austriaco a Caporetto non fu una sorpresa ma un evento che poteva e doveva essere previsto e per cui era possibile prepararsi.

Ed infatti alcuni ordini in questo senso furono anche emessi se non per essere poi disattesi o malamente eseguiti (ma di questo parlerò in seguito).

Vi sono pochi casi in cui un esercito che debba difendersi sia così informato sui movimenti ed i piani dei nemici. Eppure Caporetto fu una disfatta, senz’altro la più dolorosa e probabilmente la più grande sconfitta dell Esercito Italiano (a parte l’ 8 Settembre ma quella non fu una battaglia vera e propria) .

Di chi la responsabilità? Ovviamente se l’alto comando Italiano, cioè il generale Cadorna, era stato messo sull’avviso ed aveva ignorato o sottostimato questi allarmi diventa difficile assolverlo.  Cadorna aveva tuttavia posto sull’avviso i suoi diretti sottoposti cioè i comandanti d’armata ma anche questi avvisi non erano stati presi seriamente o disattesi forse anche in virtù del fatto che Cadorna stesso non vi dava l’importanza necessaria.

È una questione su cui gli storici discutono da sempre e che vede sempre più voci schierarsi contro Cadorna attribuendo al generale piemontese – che venne poi sostituito dal generale Armando Diaz – le responsabilità di quella disfatta che avrebbe potuto compromettere l’esito di tutta la guerra.