Due modi di ricordare la presa di Gorizia : dalla retorica alla realtà vista dalle trincee

Nel 1916 dopo una serie di offensive semi-fallimentari e con un tributo di sangue enorme veniva conquistata dall’Esercito Italiano la città di Gorizia : si trattò della prima reale vittoria ottenuta dal Regio Esercito durante la Grande Guerra.
Anche questa battaglia, come le altre precedenti e successive Battaglie dell’Isonzo , costò migliaia di morti e feriti ma, a differenza delle altre, lasciò un segno più marcato proprio perchè legata alla presa di una città.
E’ qui che diventa significativo confrontare due modi assolutamenti diversi di ricordare e celebrare la presa di Gorizia : da un lato abbiamo il poema di Vittorio Locchi “La Sagra di Santa Gorizia” dall’altro c’è il canto “O Gorizia tu sei maledetta” intonato dai fanti durante la presa di Gorizia e nato dalla sofferenza dei soldati italiani.
I toni e lo stile dei due componimenti sono assolutamente diversi ed in netta contrapposizione tanto che il canto O Gorizia tu sei maledetta fu censurata e proibita all’epoca in quanto considerata come immorale, disfattista e di stampo anti-bellico.
All’opposto il poema La Sagra di Santa Gorizia, con le sue non infrequenti cadute retoriche che a volte diventano davvero troppo invadenti, è fortemente patriottico, e non sorprende che abbia trovato grande favore durante il Ventennio.
Ma cosa c’è di meglio che mettere a confronto delle parti delle tue opere per evidenziarne le differenze ?
| La Sagra di Santa Gorizia
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O Gorizia tu sei maledetta
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|---|---|
| …E il fante aveva fame; fame di terra del Carso più buona della pagnotta, impastata di sangue, cotta dalle granate, benedetta dai fratelli caduti colla bocca avanti per baciarla morendo… |
La mattina del cinque d’agosto si muovevan le truppe italiane per Gorizia, le terre lontane e dolente ognun si partì |
| Pronta Dodicesima! Divisione di bronzo, è l’ora! Brigata Casale, Brigata Pavia! Undicesimo, Dodicesimo, Ventisettesimo, Ventottesimo fanteria: attenti al segno, attenti al segno! Ancora tre minuti, due minuti, uno: “Alla baionetta” E tutte le baionette fioriscono sulle trincee. Tutta la selva di punte ondeggia, si muove, si butta sul monte, travolge gli Austriaci rigettandoli oltre le cime, scaraventandoli giù, a precipizio, dentro l’Isonzo |
Sotto l’acqua che cadeva al rovescio grandinavan le palle nemiche su quei monti, colline e gran valli si moriva dicendo così:Oh Gorizia tu sei maledetta per ogni cuore che sente coscienza dolorosa ci fu la partenza e il ritorno per molti non fu Oh vigliacchi che voi ve ne state Voi chiamate il campo d’onore |