Fabio Di Paola

Enrico Toti

29 Dicembre 2025 Prima Guerra Mondiale Storia 0

Enrico Toti nacque il 20 agosto 1882 a San Giovanni, un quartiere popolare di Roma .

Nel 1897,all’età di quindici anni, si imbarcò come mozzo sulla nave scuola Ettore Fieramosca. Rimase in Marina fino al 1905, dapprima sulla corazzata Emanuele Filiberto, poi sulla nave Barbarigo e infine sull’incrociatore Coatic.

Congedatosi Toti fu assunto nelle Ferrovie dello Stato come fuochista.

Il 27 marzo 1908, mentre lavorava alla lubrificazione di una locomotiva, che si era fermata nella stazione di Colleferro per effettuare l’aggancio a un’altra locomotiva e per fare rifornimento d’acqua, a causa dello spostamento delle due macchine Toti scivolò rimanendo con la gamba sinistra incastrata e stritolata dagli ingranaggi.
Subito portato in ospedale, l’arto gli fu amputato al livello del bacino.

Dotato di determinazione e iniziativa, aprì una falegnameria con dieci dipendenti e curò la preparazione fisica con nuotate nel Tevere e lunghe percorrenze in bicicletta, arrivando a realizzare imprese sportive di rilievo. Viaggiò in Europa e in Africa in bicicletta, lavorando come artista . Scelte dettate dal gusto per l’avventura e per lo sport, ma soprattutto dal desiderio di dimostrare la propria piena integrità fisica e le proprie capacità atletiche.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, vedendo molti amici ciclisti partire volontari, per spirito patriottico e per desiderio di sentirsi ‘normale’, Toti chiese per ben tre volte alle autorità militari di poter essere arruolato, ricevendo , vista la sua menomazione, sempre un rifiuto.

Ma Toti decise, nonostante tutto, di inforcare la bicicletta e di raggiungere il fronte.

Nel maggio 1915, dopo che tre domande di arruolamento respinte, Enrico Toti decise di non affidarsi più alla burocrazia, legò la stampella al telaio della bicicletta e raggiunse il fronte il fronte presso Cervignano del Friuli.

Qui fu accolto come civile volontario e adibito ai «servizi non attivi», privo, quindi, delle stellette militari.

Una sera, però, fermato da una pattuglia di carabinieri a Monfalcone, fu obbligato a tornare alla vita civile.
L’insistenza di Toti fu così appassionata che nel gennaio 1916, anche grazie all’interessamento del Duca d’Aosta, riuscì ad essere destinato al Comando Tappa di Cervignano del Friuli, sempre come volontario civile.
Destinato inizialmente alla brigata «Acqui», riuscì a farsi trasferire presso i bersaglieri ciclisti del terzo battaglione.

In aprile i medesimi bersaglieri, presso i quali si era trovato a combattere, lo proclamarono uno di loro e lo stesso comandante, il maggiore Rizzini, gli consegnò l’elmetto piumato da bersagliere e finalmente, le stellette.

Nell’agosto 1916 cominciò la sesta battaglia dell’Isonzo che si concluse con la presa di Gorizia.

Il 6 agosto 1916 volle a tutti i costi seguire i suoi commilitoni a quota 85, sopra Monfalcone, fu ferito più volte dai colpi avversari, e con un gesto eroico, scagliò la gruccia verso il nemico esclamando «Nun moro io!», poco prima di essere colpito a morte e di baciare il piumetto dell’elmetto.

Beltrame Enrico TotiIl suo gesto fu immortalato nella stampa dell’epoca con la leggendaria copertina della Domenica del Corriere illustrata da Achille Beltrame, che mostrava Enrico Toti in piedi tra le sue truppe, nell’atto di scagliare la propria stampella contro le truppe austriache prima di morire.

Nei pressi di Quota 85 si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra.

Fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare alla memoria, con motu proprio dal re Vittorio Emanuele III in persona, non essendo immatricolato come militare a causa della sua inabilità, «perché ne sia tramandato il ricordo glorioso ed eroico alle generazioni future» e con la seguente motivazione:

“Soldato Enrico Toti, da Roma, del 3° btg. bers, ciclisti. Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana. Monfalcone,6 agosto 1916.”

La salma fu trasportata inizialmente a Monfalcone, poi il 24 maggio 1922, settimo anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia, venne trasportata a Roma dove ricevette solenni funerali.

Oltre a una varia toponomastica, gli furono intitolate scuole, monumenti nonché due mezzi sottomarini, uno della Regia Marina e l’altro della Marina Militare.

A Roma, sua città natale, Toti è omaggiato in due monumenti: uno, al Pincio, nel parco di Villa Borghese, espressamente a lui dedicato, e un altro, a Porta Pia, dedicato ai Bersaglieri e nel cui basamento Toti è raffigurato.

cippo Enrico Toti