Fabio Di Paola

Due modi di ricordare la presa di Gorizia : dalla retorica alla realtà vista dalle trincee

24 Dicembre 2025 Prima Guerra Mondiale Storia 0

Nel 1916 dopo una serie di offensive semi-fallimentari e con un tributo di sangue enorme veniva conquistata dall’Esercito Italiano la città di Gorizia : si trattò della prima reale vittoria ottenuta dal Regio Esercito durante la Grande Guerra.

Anche questa battaglia, come le altre precedenti e successive Battaglie dell’Isonzo , costò migliaia di morti e feriti ma, a differenza delle altre, lasciò un segno più marcato proprio perchè legata alla presa di una città.

E’ qui che diventa significativo confrontare due modi assolutamenti diversi di ricordare e celebrare la presa di Gorizia : da un lato abbiamo il poema di Vittorio Locchi “La Sagra di Santa Gorizia” dall’altro c’è il canto “O Gorizia tu sei maledetta” intonato dai fanti durante la presa di Gorizia e nato dalla sofferenza dei soldati italiani.

I toni e lo stile dei due componimenti sono assolutamente diversi ed in netta contrapposizione tanto che il canto O Gorizia tu sei maledetta fu censurata e proibita all’epoca in quanto considerata come immorale, disfattista e di stampo anti-bellico.
All’opposto il poema La Sagra di Santa Gorizia, con le sue non infrequenti cadute retoriche che a volte diventano davvero troppo invadenti, è fortemente patriottico, e non sorprende che abbia trovato grande favore durante il Ventennio.

Ma cosa c’è di meglio che mettere a confronto delle parti delle tue opere per evidenziarne le differenze ?

La Sagra di Santa Gorizia

 

O Gorizia tu sei maledetta

 

…E il fante aveva fame;
fame di terra del Carso
più buona della pagnotta,
impastata di sangue,
cotta dalle granate,
benedetta dai fratelli
caduti colla bocca avanti
per baciarla morendo…
La mattina del cinque d’agosto
si muovevan le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì
Pronta Dodicesima!
Divisione di bronzo, è l’ora!
Brigata Casale,
Brigata Pavia!
Undicesimo, Dodicesimo,
Ventisettesimo,
Ventottesimo fanteria:
attenti al segno,
attenti al segno!
Ancora tre minuti,
due minuti,
uno: “Alla baionetta”
E tutte le baionette
fioriscono sulle trincee.
Tutta la selva di punte
ondeggia, si muove,
si butta sul monte,
travolge gli Austriaci
rigettandoli
oltre le cime,
scaraventandoli giù,
a precipizio,
dentro l’Isonzo
Sotto l’acqua che cadeva al rovescio
grandinavan le palle nemiche
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:Oh Gorizia tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

Oh vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana
schernitori di noi carne umana
questa guerra ci insegna a punir

Voi chiamate il campo d’onore
questa terra di là dei confini
Qui si muore gridando assassini
maledetti sarete un dì