Le fasce mollettiere

Le fasce mollettiere: simbolo e compagne di marcia dei soldati del Regio Esercito
Le fasce mollettiere erano strisce di tela o di altra stoffa compatta e resistente, lunghe diversi metri, che venivano avvolte attorno alla gamba, partendo dalla scarpa fino al ginocchio. A prima vista potevano sembrare un semplice accessorio, ma in realtà rappresentarono un elemento fondamentale dell’equipaggiamento militare per oltre trent’anni, unendo praticità, economia e tradizione.
Adottate dal Regio Esercito nel periodo immediatamente precedente alla Grande Guerra, le mollettiere sostituirono progressivamente i più rigidi gambali in cuoio, considerati costosi, scomodi e poco adatti alla vita di trincea. In breve tempo divennero un vero e proprio simbolo del soldato italiano: insieme all’elmetto Adrian e alla divisa grigioverde, evocano ancora oggi l’immagine dei fanti che combattevano tra fango, neve e filo spinato sul fronte del Carso o dell’Isonzo.
Il loro scopo principale era proteggere i polpacci e gli stinchi da urti, graffi e dal contatto diretto con la vegetazione o con le asperità del terreno. Allo stesso tempo contribuivano a stabilizzare la caviglia durante le lunghe marce e impedivano che fango, polvere e detriti si infilassero negli scarponi. La fascia veniva indossata sopra il bordo superiore dello scarpone, arrotolata strettamente fino al ginocchio e fermata con un piccolo gancio o con un nastrino.
Col tempo, tuttavia, alcuni soldati preferirono indossarle sotto le calze di lana, così da poter togliere scarponi e calze senza dover disfare tutto l’avvolgimento: un piccolo accorgimento pratico in un ambiente dove ogni gesto quotidiano poteva fare la differenza.
Nonostante la loro utilità, le mollettiere rivelarono presto anche i loro limiti. Nelle trincee fangose della Prima Guerra Mondiale, la stoffa tendeva ad assorbire acqua, gonfiarsi e stringere le gambe, ostacolando la circolazione. Sdraiandosi a terra per ripararsi dal fuoco nemico, i soldati finivano spesso con le gambe completamente inzuppate, costretti a restare così per ore o giorni. Una volta asciutte, poi, le fasce tendevano a scivolare o srotolarsi, diventando fonte di continuo fastidio.
Nonostante questi inconvenienti, l’Italia continuò a utilizzare le fasce mollettiere anche durante la Seconda Guerra Mondiale, quando ormai molte altre nazioni le avevano sostituite con ghette, stivali o stivaletti più pratici e moderni. Un segno, forse, della lentezza con cui l’equipaggiamento militare italiano si adattò ai tempi, ma anche della tenacia di una tradizione che aveva accompagnato un’intera generazione di soldati.
Oggi, le fasce mollettiere restano un simbolo riconoscibile della Grande Guerra, un dettaglio che racconta non solo la storia materiale del soldato, ma anche la quotidianità fatta di gesti ripetitivi, di ingegno e di resistenza in condizioni estreme.

Gruppo di soldati della Prima Guerra Mondiale equipaggiati con le fasce mollettiere.