Fabio Di Paola

D’Annunzio e l’impresa di Fiume

12 Febbraio 2026 Prima Guerra Mondiale Storia 0

L’impresa di Fiume costituisce uno degli episodi più noti e complessi della storia italiana del primo dopoguerra. Tra il 1919 e il 1920, la città adriatica di Fiume divenne il centro di una vicenda che intrecciò questioni diplomatiche internazionali, rivendicazioni territoriali, mobilitazioni di ex combattenti e l’azione diretta di Gabriele D’Annunzio. L’evento si colloca in una fase di profonda trasformazione politica dell’Europa, segnata dalla fine della Prima guerra mondiale e dalla ridefinizione dei confini degli Stati sconfitti e vincitori.

In Italia la questione di Fiume ebbe molta risonanza e si sviluppò, specie fra i reduci, un forte movimento annessionista nei confronti della città, che considerava una “vittoria mutilata” il fatto, ventilato a più riprese, della mancata annessione di tutti i territori previsti dal patto di Londra, ovvero il Trentino, il Tirolo cisalpino, la Dalmazia settentrionale, il riassetto dell’Albania, la partecipazione alla spartizione dell’Impero ottomano e alle ricompense coloniali.

Da un punto di vista diplomatico la vicenda diventò complessa anche perché gli Stati Uniti (sulla scorta dei Quattordici punti del presidente Wilson) erano favorevoli a definire frontiere etnicamente equilibrate tra le nuove nazioni e perché la “linea Wilson” tra Italia e Jugoslavia non comprendeva Fiume né la Dalmazia settentrionale, né la parte orientale dell’Istria, la cui annessione all’Italia era prevista dal patto di Londra.

Il quadro europeo e italiano del dopoguerra

La conclusione della Prima guerra mondiale lasciò irrisolte numerose questioni territoriali. I trattati di pace, discussi a partire dal 1919 durante la Conferenza di Parigi, ridefinirono l’assetto geopolitico del continente europeo. L’Italia, pur facendo parte delle potenze vincitrici, si trovò coinvolta in un acceso dibattito interno riguardo ai risultati ottenuti sul piano territoriale.

Il Patto di Londra del 1915, stipulato tra l’Italia e le potenze dell’Intesa, prevedeva l’assegnazione di alcuni territori in caso di vittoria, ma non includeva la città di Fiume. Quest’ultima, importante porto dell’Adriatico settentrionale, presentava una composizione etnica complessa, con una significativa presenza di popolazione italofona. Al termine del conflitto, Fiume divenne oggetto di rivendicazioni contrastanti e rimase sotto il controllo di una commissione militare interalleata, in attesa di una decisione definitiva.

La figura di Gabriele D’Annunzio nel primo dopoguerra

Gabriele D’Annunzio, nato nel 1863, era una figura già ampiamente conosciuta prima della guerra per la sua attività letteraria e per il ruolo svolto nella vita culturale italiana. Durante il conflitto aveva partecipato come volontario, prendendo parte a operazioni militari che contribuirono ad accrescere la sua notorietà pubblica.

Nel periodo immediatamente successivo alla guerra, D’Annunzio rimase al centro dell’attenzione mediatica e politica. Le sue posizioni sulla questione di Fiume si inserirono nel più ampio dibattito nazionale relativo agli esiti della pace e al destino dei territori contesi lungo il confine orientale.

L’ingresso a Fiume

Il 12 settembre 1919 D’Annunzio si mise alla guida di un gruppo formato da militari, ex combattenti e volontari civili, partendo da Ronchi, località che in seguito prese il nome di Ronchi dei Legionari. La marcia verso Fiume si svolse senza scontri armati rilevanti. Le forze interalleate presenti in città decisero di non opporre resistenza e si ritirarono.

Una volta entrato a Fiume, D’Annunzio assunse il controllo dell’amministrazione cittadina e proclamò l’annessione della città al Regno d’Italia. Tale proclamazione non ricevette riconoscimento ufficiale né dal governo italiano né dalle potenze alleate coinvolte nelle trattative di pace.

L’amministrazione dannunziana e la Reggenza del Carnaro

Nei mesi successivi all’occupazione, Fiume venne governata sotto la direzione di D’Annunzio e dei suoi collaboratori. Nel settembre 1920 fu proclamata la Reggenza Italiana del Carnaro, una forma di governo autonomo che intendeva dare un assetto istituzionale alla città.

In collaborazione con il sindacalista Alceste De Ambris, D’Annunzio promosse la stesura della Carta del Carnaro, un documento costituzionale che definiva l’organizzazione politica, sociale ed economica della Reggenza. Il testo prevedeva una struttura statale articolata e un sistema basato su corporazioni, oltre a specifiche disposizioni sui diritti e sui doveri dei cittadini.

Durante questo periodo, Fiume rimase priva di riconoscimento internazionale. Il governo italiano attuò un blocco navale e commerciale, con l’obiettivo di limitare i rifornimenti alla città e favorire una soluzione diplomatica della crisi.

Il Trattato di Rapallo

Il 12 novembre 1920 l’Italia e il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni firmarono il Trattato di Rapallo. L’accordo stabiliva la creazione dello Stato Libero di Fiume, entità indipendente e formalmente separata sia dall’Italia sia dallo Stato jugoslavo.

La decisione sancita dal trattato non venne accettata da D’Annunzio, che rifiutò di riconoscere l’accordo e di abbandonare la città. Questa scelta determinò un ulteriore irrigidimento dei rapporti con il governo italiano.

Il Natale di sangue

Nel dicembre 1920 il governo italiano dispose un intervento militare per ristabilire la propria autorità su Fiume. Tra il 24 e il 30 dicembre si verificarono scontri armati tra le forze regolari italiane e i legionari rimasti fedeli a D’Annunzio. Questi eventi sono noti come il “Natale di sangue”.
Di fronte alla resistenza dei legionari, che si opponevano con mitragliatrici e granate, anche la Marina ebbe l’ordine di bombardare le posizioni ribelli: le navi da battaglia Andrea Doria e Duilio aprirono il fuoco sui legionari, bombardando anche il palazzo del Governo, sede del comando dannunziano.
Il 31 dicembre 1920, d’Annunzio firmò la resa che portò alla costituzione dello “Stato libero di Fiume”. Nel gennaio 1921 i legionari cominciarono a lasciare la città su vagoni ferroviari predisposti dall’esercito. D’Annunzio partì il 18 gennaio, trasferendosi a Venezia.
L’occupazione dannunziana ebbe così fine dopo circa quindici mesi.

Gli sviluppi successivi

In applicazione del Trattato di Rapallo, Fiume divenne ufficialmente Stato Libero. La situazione rimase tuttavia instabile negli anni immediatamente successivi. Nel 1924, con la firma del Trattato di Roma, la città venne annessa al Regno d’Italia.