Francesco Baracca

Francesco Baracca, l’Asso degli Assi del Regio Esercito, totalizzò 34 vittorie aeree tra il 7 aprile 1916 e il 15 giugno 1918, durante i drammatici anni della Prima guerra mondiale.
Con ogni probabilità avrebbe potuto raggiungere un numero ancora più elevato di abbattimenti, se non fosse stato frenato dalla più banale e frustrante delle cause: la mitragliatrice di bordo, che spesso si inceppava proprio nell’istante decisivo, quando il nemico era perfettamente in mira. Una difficoltà tutt’altro che rara nei cieli della Grande Guerra, tanto che Baracca non fu certo l’unico pilota a trovarsi in una situazione tanto disarmante.
Nato a Lugo di Romagna il 9 maggio 1888, in una famiglia di proprietari terrieri, Francesco Baracca scelse fin da giovane la carriera militare. Entrò all’Accademia di Modena nell’ottobre del 1907 e ne uscì nel settembre 1909 con il grado di sottotenente di cavalleria, entrando a far parte del prestigioso reggimento dei Cavalleggeri di Pinerolo del Regio Esercito.
Come molti suoi commilitoni, Baracca fu presto attratto dal volo e nel 1912 passò senza esitazioni alla giovanissima aviazione militare, che in quegli anni stava suscitando grande interesse grazie alle audaci imprese compiute nei cieli della Libia. Dopo essersi formato alla scuola di pilotaggio francese di Reims venne aggregato al battaglione aviatori del colonnello Vittorio Cordero di Montezemolo, di stanza a Torino.
Con l’ingresso dell’Italia nella Prima guerra mondiale, il 24 maggio 1915, Francesco Baracca fu assegnato alla base aerea di Udine.
Il suo primo incontro con un velivolo nemico avvenne il 7 settembre dello stesso anno durante una missione sulla zona di Palmanova. Anche in quell’occasione, però, la mitragliatrice del suo Nieuport si rifiutò di funzionare, costringendolo a rientrare alla base senza risultati.
Il momento tanto atteso giunse finalmente il 7 aprile 1916, data che segna la prima vittoria aerea di Baracca nella Grande Guerra. All’alba decollò sul suo piccolo “Nieuport Bébé”, equipaggiato con un motore da 80 cavalli e capace di raggiungere i 155 chilometri orari, e seguì con audacia la linea di tiro dell’artiglieria contraerea fino a intercettare un ricognitore-bombardiere austro-ungarico .
Non si trattò di un vero duello aereo: Baracca fu l’unico ad aprire il fuoco, sparando dal basso verso l’alto. La breve raffica non fu sufficiente ad abbattere l’aereo nemico, che dovette però effettuare un atterraggio di fortuna nei pressi di Cormons. Baracca atterrò a sua volta, strinse la mano al pilota avversario e prestò soccorso all’osservatore, gravemente ferito, che morirà in seguito in un ospedale italiano.
Potrà sembrare retorico affermarlo, ma Francesco Baracca incarnò pienamente l’ideale del “Cavaliere del Cielo”. Audace e spericolato, autentico figlio della Romagna, fu al tempo stesso un pilota di altissima scuola, tecnicamente impeccabile sotto ogni profilo, simbolo dell’aviazione del Regio Esercito nella Prima guerra mondiale.
Il titolo di asso — attribuito tacitamente ai piloti da caccia con almeno cinque vittorie aeree — gli era stato riconosciuto il 25 novembre 1915, quando riuscì a costringere un Albatros, da lui danneggiato, ad atterrare oltre le linee italiane.
Da quel momento fece dipingere sulla fusoliera del suo Nieuport Bébé il celebre cavallino rampante, simbolo che in seguito, per volontà della madre di Baracca, sarebbe passato alla casa automobilistica Ferrari di Modena.

A quel punto Francesco Baracca aveva già ricevuto tre medaglie d’argento al valor militare. Promosso capitano a soli ventotto anni, fu insignito della medaglia d’oro al valor militare al Teatro alla Scala di Milano nel marzo 1918, quando il numero delle sue vittorie aeree si avvicinava ormai alla trentina. La trentaquattresima, e ultima, porta la data del 15 giugno 1918.
La morte di Francesco Baracca: cosa sappiamo con certezza
Francesco Baracca morì il 19 giugno 1918, durante la battaglia del Solstizio, una delle fasi decisive della Prima guerra mondiale sul fronte italiano. In quei giorni l’esercito austro-ungarico stava tentando l’ultima grande offensiva contro le linee del Regio Esercito lungo il Piave e il massiccio del Grappa.
Baracca decollò dalla base di Quinto di Treviso ai comandi del suo SPAD S.XIII, uno dei caccia più moderni dell’epoca, per una missione di mitragliamento a bassa quota sulle posizioni nemiche.
L’aereo non fece ritorno.
Il luogo dell’abbattimento: il Montello
Il corpo di Baracca venne ritrovato nei boschi del Montello, una collina strategica tra il Piave e le Prealpi trevigiane, in località Busa delle Rane .
Il relitto dello SPAD fu individuato nei pressi di Nervesa della Battaglia, il corpo del pilota si trovava a breve distanza dall’aereo, fatto che suggerisce che Baracca avesse tentato un atterraggio o fosse stato colpito prima dell’impatto.
Un dettaglio importante: non vi erano segni evidenti di incendio sull’aereo, elemento che ha alimentato il dibattito sulle reali cause della morte.
Come morì davvero Francesco Baracca? Le ipotesi storiche

Il monumento a Francesco Baracca sul Montello
La dinamica esatta della sua morte non è mai stata chiarita con assoluta certezza. Le principali ipotesi sono :
1. Fuoco da terra (ipotesi oggi considerata la più probabile)
Secondo molti storici, Baracca sarebbe stato colpito da una raffica di mitragliatrice austro-ungarica oppure da un singolo colpo di fucile sparato da un fante a terra, come il Barone Rosso Manfred von Richthofen due mesi prima sul fronte della Somme.
Questa teoria è rafforzata dal fatto che Baracca stava volando molto basso, proprio per colpire le trincee nemiche.
2. Abbattimento da parte di un caccia nemico
Per anni si è ipotizzato che fosse stato abbattuto da un pilota austriaco. Tuttavia non esistono rivendicazioni certe, né rapporti di vittoria compatibili con l’orario e il luogo dell’incidente.
La morte di Francesco Baracca fu un duro colpo per le truppe italiane, sia per il suo talento sia per i legami con i compagni. I funerali a Quinto di Treviso furono seguiti da numerose personalità, e Gabriele D’Annunzio scrisse un toccante elogio funebre.
Sul Montello fu costruito un sacello in suo ricordo nel punto in cui fu rinvenuto il suo corpo, inaugurato il primo anniversario della morte, che ancora oggi celebra la vita straordinaria di Francesco Baracca.