Fabio Di Paola

Il Generale Enrico Morozzo Della Rocca a Custoza (1866)

13 Luglio 2026 Risorgimento Storia 0

Enrico Morozzo Della Rocca: il generale che a Custoza scelse di obbedire agli ordini

Enrico Morozzo Della Rocca (Torino, 20 giugno 1807 – Luserna San Giovanni, 12 agosto 1897) fu un generale, politico e diplomatico italiano del Risorgimento. Ricoprì anche l’incarico di ministro della Guerra del Regno di Sardegna.

Morozzo Della Rocca intraprese la carriera militare entrando nella Regia Accademia Militare di Torino il 1º agosto 1816, distinguendosi ben presto per capacità e preparazione.

Fu nominato sottotenente il 2 aprile 1824, luogotenente il 24 agosto 1825 e capitano l’11 febbraio 1831. La sua carriera proseguì con la promozione a maggiore il 30 aprile 1843, a colonnello il 24 marzo 1848 e a maggior generale il 12 marzo 1849. Nello stesso anno ricoprì anche l’incarico di ministro della Guerra nel primo governo presieduto da Massimo d’Azeglio.

Amico di Camillo Benso conte di Cavour godeva della piena fiducia di Re Vittorio Emanuele II, del quale fu aiutante di campo. Partecipò alle tre guerre d’indipendenza italiane e, nel 1860, comandò un corpo d’armata durante la campagna piemontese nell’Italia centrale. Fu inoltre chiamato a dirigere le operazioni militari che portarono alla repressione della rivolta di Torino del 1864 e, successivamente, assunse il comando delle forze impegnate nella lotta al brigantaggio nell’Italia meridionale.

La sua figura è però ricordata soprattutto per il controverso comportamento tenuto durante la battaglia di Custoza del 24 giugno 1866.

Alla guida del I Corpo d’armata agli ordini del generale Alfonso La Marmora, fu accusato di essersi attenuto rigidamente agli ordini ricevuti senza adattarli all’evoluzione della situazione sul campo, contribuendo così alla sconfitta italiana.

 

Custoza: la battaglia e il ruolo di Della Rocca

La battaglia di Custoza, combattuta il 24 giugno 1866, rappresentò uno degli scontri decisivi della Terza Guerra d’Indipendenza. L’esercito italiano, comandato dal re Vittorio Emanuele II e dal generale Alfonso La Marmora, affrontò le forze dell’Impero austriaco guidate dall’arciduca Alberto d’Asburgo-Teschen.

Nelle prime ore del mattino l’avanguardia della 5ª Divisione del I Corpo d’armata entrò in contatto con il nemico nei pressi di Oliosi, oggi una frazione del comune di Castelnuovo del Garda, in Provincia di Verona. Dopo un iniziale successo italiano, gli austriaci reagirono con un crescente afflusso di rinforzi, trasformando rapidamente lo scontro in una battaglia di vaste proporzioni.

Verso le undici il generale Pianell, comandante della 2ª Divisione, intuì il pericolo che minacciava il fianco sinistro italiano e, di propria iniziativa, contrattaccò con la Brigata “Aosta”. L’intervento riuscì temporaneamente a bloccare il tentativo austriaco di aggirare Monte Vento e raggiungere Valeggio.

Poco dopo, quando la 3ª Divisione del generale Brignone iniziò a cedere, il generale Giuseppe Govone comprese che il settore di Custoza rischiava di crollare. Senza attendere ulteriori ordini, fece avanzare la propria 9ª Divisione.

L’attacco fu energico e riuscì a ristabilire temporaneamente il fronte italiano. Per alcune ore sembrò addirittura possibile ribaltare l’esito della battaglia. Dopo aver riconquistato le alture intorno a Custoza, la divisione del Generale Govone respinse tre violenti contrattacchi austriaci, mantenendo le posizioni ben oltre ogni previsione.

Il problema era che la 9ª Divisione combatteva praticamente isolata dal resto dell’esercito ed aveva perciò bisogno di aiuto.

Govone chiese ripetutamente rinforzi al generale Della Rocca, il quale disponeva della 7ª e della 16ª Divisione ancora relativamente integre nella pianura. Della Rocca, tuttavia, aveva ricevuto da La Marmora l’ordine di «tener saldamente Villafranca» e ritenne di non poter distogliere le proprie forze dalla missione assegnata.

L’ordine operativo impartitogli il 23 giugno era estremamente generico:

«Vostra Eccellenza si avanzerà domani mattina dalle ore quattro con le debite precauzioni con le sue quattro divisioni, disponendole come meglio crederà tra Villafranca e Sommacampagna…»

Alle undici del 24 giugno, quando la battaglia era ormai in pieno svolgimento, La Marmora raggiunse Della Rocca presso un’osteria di Villafranca, utilizzata come punto di comando. Non disponendo di un quadro chiaro della situazione, il comandante supremo gli ordinò semplicemente di mantenere la posizione.

Della Rocca si attenne rigorosamente a quell’ordine per l’intera giornata.

Poco dopo giunse anche Vittorio Emanuele II, impegnato personalmente a raccogliere notizie sull’andamento dello scontro. Della Rocca colse l’occasione per lamentare la mancanza di ricognizioni, l’assenza di un quartier generale realmente operativo e l’improvvisazione con cui, a suo giudizio, l’esercito era stato condotto contro un nemico la cui posizione era stata gravemente sottovalutata.

Nel frattempo continuavano ad arrivare le richieste di aiuto da parte di Govone. Della Rocca fece rispondere di aver già inviato tutto ciò che riteneva possibile, ossia una batteria d’artiglieria, e di non disporre di ulteriori truppe impiegabili.

Nel pomeriggio gli austriaci concentrarono forze sempre più consistenti contro il settore di Custoza. Alle 15 conquistarono Santa Lucia e Monte Vento, preparando l’assalto finale.

Alle 16 Govone comunicò nuovamente a Della Rocca la gravità della situazione. Quest’ultimo rispose che avrebbe cercato di mettersi in contatto con La Marmora. Nello stesso momento, però, il VII Corpo e parte del IX Corpo austriaco sferrarono l’attacco decisivo: circa 15.000 uomini si abbatterono sui circa 8-9.000 soldati italiani ormai esausti, molti dei quali combattevano senza aver mangiato dal giorno precedente.

Cadde dapprima Monte Croce; quindi l’accerchiamento della divisione di Govone si completò. Lo stesso generale rimase ferito e, verso le 17, Custoza era definitivamente perduta.

Le polemiche

Il comportamento di Morozzo Della Rocca fu oggetto di numerose critiche. Molti contemporanei e diversi storici sostennero che avrebbe dovuto interpretare con maggiore elasticità gli ordini ricevuti, intervenendo in soccorso di Govone quando apparve evidente che il settore di Custoza rappresentava il punto decisivo della battaglia.

Secondo una diffusa interpretazione storiografica, Della Rocca nutriva una profonda rivalità nei confronti di La Marmora e la sua rigorosa osservanza degli ordini sarebbe stata anche una forma di protesta verso un comandante ritenuto incapace. Si tratta tuttavia di una lettura che non può essere dimostrata con certezza documentale e che continua a essere oggetto di discussione tra gli studiosi.

Il generale e storico Alberto Pollio, nel volume Custoza 1866 pubblicato nel 1903, espresse un giudizio severissimo, criticando Della Rocca perché era rimasto «con due divisioni… a guardare i gelsi di Villafranca».

La responsabilità principale della sconfitta ricadde comunque su Alfonso La Marmora, accusato di aver pianificato male la campagna, di aver sottovalutato il nemico e di aver perso il controllo della battaglia proprio nei momenti decisivi. Ciò non impedì che anche il comportamento di Della Rocca fosse ampiamente censurato, soprattutto per il mancato invio di rinforzi alla divisione di Govone, nonostante le insistenti richieste e le sollecitazioni dello stesso Vittorio Emanuele II.